Quadri e città

Cogliendo il pretesto di presentarvi i quadri di un giovane pittore, Emiliano Baiocchi, approffittiamo per parlare brevemente con lui della città e della rappresentazione della città.
O forse cogliendo il pretesto per parlare della città e della sua rappresentazione, approfittiamo per presentarvi Emiliano Baiocchi e il suo lavoro.
In tutti i modi eccoli entrambi.

- Presentati brevemente

- Mi chiamo Emiliano Baiocchi, sono nato in provincia di Siena nel dicembre del 1979. dopo la scuola dell’obbligo nel mio paese, ho frequentato il liceo classico di Montepulciano (Si), dove mi sono diplomato nel ’98. quindi mi sono iscritto alla facoltà di architettura di Firenze, dove vivo. Ho lasciato l’università per una scuola per fumettisti, diplomandomi quattro anni dopo. Ho sempre disegnato, fin da piccolo con un approccio poco serio e esiti abbastanza soddisfacenti. Finchè nel 2003, spinto da qualche amico e stimolato da un professore della scuola di Comics, ho iniziato a dipingere a olio su tela: all’inizio eseguendo ritratti ispirati a foto che io stesso scattavo, dirigendomi in seguito verso la rappresentazione di paesaggi urbani, soprattutto scorci di zone ferroviarie.

-I tuoi quadri infatti ritraggono scene urbane, in particolare tratti di infrastrutture, ferrovie, strade sopraelevate. Perché?

- Non riesco a focalizzare un momento preciso in cui ho deciso di affrontare questi temi. Viaggiando molto in treno per raggiungere Firenze mi trovavo spesso a frequentare questi (non)luoghi di passaggio che sono le stazioni cittadine e di paese e da sempre sono stato attratto sia dai disegni creati dalle strutture in acciaio e i fili elettrici che si stagliano contro il cielo; sia da sentimenti di varia natura che mi ispirano le stazioni, in quanto partenze, tappe o arrivi di un viaggio fisico o mentale.
Ritrovo in questi soggetti una poesia fatta di contrasti fra lo squallore e il bello, la trascendentalità e la fisicità brutale di quegli elementi in metallo e cemento che assumono per me una connotazione ancestrale (come moderni totem o feticci stagliati contro il cielo). Ho usato e continuo ad usare il mezzo fornitomi da paesaggi di questo tipo per esternare degli stati d’animo che mi appartengono e non sono per me facilmente spiegabili in altro modo. E quindi questi luoghi vengono trasfigurati da un filtro emozionale che li rende a volte abbastanza fedeli alla realtà e altre volte più astratti o distorti.
Non ho imparato a dipingere in una scuola e non posseggo una tecnica “codificata”, approfitto quindi di ogni nuovo dipinto per sperimentazioni personali, dettate più dall’istinto che da un metodo di studio vero e proprio. Per questo credo che si possano trovare differenze stilistiche piuttosto profonde tra un mio quadro e l’altro o un “periodo” e l’altro.

 

- La tua città preferita?

- Sono molto attratto da una città come Roma: piena di contrasti estetici che creano, a mio vedere, un equilibrio labile ma molto poetico.

- Proponici un immaginario di città, tuo o preso in prestito (dalla pittura, dal cinema, dal fumetto...).

- Per dipingere i miei quadri parto come riferimento da foto che io stesso scatto ( e poi stravolgo anche profondamente). Queste foto le ho scattate in città come Firenze o Roma, ma non si riferiscono in realtà proprio a quei luoghi: mi sento di dire che la città che dipingo è un luogo interiore, in molti casi parecchio distante dalla realtà. Sono interessato a una città ricca di contrasti dove convivano lo “squallore” metropolitano più basso con l’opera d’arte, l’architettura più sublime: credo che trovandosi insieme le due cose si diano forza a vicenda e l’elemento considerato brutto non abbia meno valore dell’opera d’arte.

- Attualmente la città è uno straordinario supporto alla comunicazione, mi riferisco alle sue pareti invase dai writers, la presenza devastante di cartelloni pubblicitari e le nuove architetture con le loro facciate mediatiche. Per dirla in termini pittorici la città può essere paragonata alla tela di un quadro.
Allo stesso tempo c’è l’esigenza di rappresentare e raccontare la città. I tuoi quadri ne sono un esempio.
Cosa pensi di questo doppio ruolo della città insieme oggetto e supporto di rappresentazione?

- Proprio per il discorso che facevo prima, i muri pieni di scritte e disegni spesso dozzinali rafforzano quel contrasto fra l’opera d’arte perfettamente concepita per trovarsi in quel punto e essere bella e una confusione stratificata nei secoli e fatta di aggiunte spesso scriteriate, interventi architettonici, ma anche lampioni, secchioni della spazzatura, cartelloni pubblicitari e le stesse scritte.
In certi casi, poi i disegni, gli adesivi e le scritte raggiungono lo stato di opera d’arte tout court. Quindi nella mia visione poetico-romantica della città, scritte, murales, cartelloni ecc, non faticano a inserirsi. La città è un oggetto talmente complesso da potersi tranquillamente permettere di essere sia modella che tela. Poi magari parlando in termini di pulizia, vivibilità ecc. la cosa cambia molto, ma non è un campo che mi interessi molto.

- Quali sono i tuoi riferimenti più importanti in pittura?

Quando dipingo non mi ispiro consciamente a nessun pittore o dipinto in particolare. D’altro canto sicuramente le cose che vedo mi lasciano qualcosa che va a finire in qualche modo sulla tela. Riguardando dopo un po’ i quadri che ho fatto mi può venire in mente qualche pittore, a volte sono impressionisti, altre volte penso a Derain o, nei ritratti a qualche espressionista nordico, ma probabilmente sono cose che ci vedo solo io (e neanche molto). Qualche tempo fa i miei ritratti e qualche scena urbana sono stati accomunati (immeritatamente) a opere di Edward Hopper, artista che non conoscevo. Ora che lo conosco e apprezzo dico che ha avuto su di me un’influenza a posteriori.
Comunque sono ispirato molto di più dalla musica e la letteratura che non dalla pittura. Quando dipingo ascolto sempre musica, che agisce sui miei stati d’animo che poi sono riversati sulla tela. Ascolto sempre musica rock o pop, (mai musica classica o jazz) per la maggior parte americana o inglese. Da tre anni leggo solo libri americani ( amo John Steinbeck, John Fante, Joe R, Lansdale, fra gli altri).

 
contributo di Emiliano Baiocchi emilibai@gmail.com