| Delirious Forlanini |
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| Questo breve resoconto nasce dal desiderio di rendere nota anche se in modo assolutamente parziale, una realtà di cui sono venuto a conoscenza casualmente, durante un breve periodo di lavoro presso il San Camillo-Forlanini di Roma, attualmente la più grande struttura ospedaliera d’Europa. Durante questa esperienza una serie di strane e affascinanti storie ci hanno svelato la realtà di un luogo straordinario, che si faceva sempre più interessante man mano che, esplorandolo, trovavamo le conferme della veridicità di quei racconti.
Il Forlanini, che ora versa in uno stato di totale abbandono, era negli anni 30’ un ospedale modello, all’avanguardia in Europa nella cura della tubercolosi. Fu progettato come un paradiso terrestre poco fuori dalla allora piccola città di Roma; un luogo meraviglioso, dove la qualità dell’aria e l’abbondanza di cibo avrebbero, come allora erroneamente si credeva, debellato la malattia; l’intero complesso è infatti, progettato seguendo questi due principi. Una posizione ottimale caratterizza l’insediamento e la presenza di essenze rare ed esotiche doveva garantire ai ricoverati un aria dai poteri miracolosi. Una grande quantità di aria e di luce in ambienti asciutti e ventilati, mai troppo caldi d’estate o freddi in inverno, grazie ad una esposizione degli edifici a sud-est e ad una forma planimetrica dell’insediamento a ferro di cavallo, in grado di favorire la circolazione dell’aria. Meravigliosi gli spazi destinati alla degenza, enormi stanze con alti soffitti e balconate molto ampie che mettono in comunicazione le camere di tutto il piano; queste ultime sono caratterizzate da un sistema di persiane scorrevoli per schermare la luce solare, creando d’estate una piacevole penombra; su queste terrazze l’ammalato munito di sdraio e di un sistema di filodiffusione con auricolari personali, avrebbe potuto rilassarsi e riacquistare le forze. Un complesso sistema di montacarichi provvedeva inoltre a far salire dalle cucine abbondanti pasti ipercalorici e a ritirare velocemente i piatti e la biancheria sporca, tutto proveniva e ritornava nel sotterraneo vero e proprio motore dell'edificio un misterioso labirinto dove ancora oggi sfrecciano flotte di carrelli elettrici che portano cibo e merci, tra magazzini, cucine, spogliatoi, officine di ogni genere e sorta, colonie di gatti, dimore di senza casa e camere mortuarie abbandonate.
La sovrabbondanza di spazi di distribuzione, aveva lo scopo di separare ciò che è sano da ciò che è contaminato: un sistema architettonico estremamente efficace; ma a questa razionalità si contrappone una presenza estramente inquietante: la grande grotta situata al di sotto della quota sotterranea, un enorme ventre nelle viscere della terra. E' certo l'utilizzo che se ne faceva: stalle per animali e cantine per la conservazione delle derrate; in caso di guerra il Forlanini avrebbe potuto godere di una pressochè totale autonomia, grazie anche agli ortaggi coltivati nelle serre ancora esistenti nei giardini dell'ospedale. L'autonomia dell'ospedale non era solo di carattere alimentare; all'interno dell'ospedale infatti era possibile trovare due chiese, un grande teatro con una programmazione per i pazienti, artigiani, una banca ed una biblioteca.
Un capitolo a parte meriterebbe la storia scientifica del Forlanini: oggi rimane un'aula universitaria ed un macabro museo con tanto di aberrazioni sotto formalina. Altre stranezze sotterranee sono quelle legate allo strano cunicolo che collega il forlanini direttamente con la grandiosa villa posta di fronte all'ospedale ed un tempo di proprietà del direttore sanitario. Ancora oggi sopravvive qualcosa degli antichi fasti: vi è la senzazione di non trovarsi in un complesso ospedaliero, ma all'interno di un organismo autosufficiente, ma che purtroppo sta morendo. Gravi sono i segni di cedimenti strutturali, pochi gli interventi di manutenzione; interi padiglioni trasformati in piccionaie, sommersi di guano. Pochi gli estimatori:qualche infermiere nostalgico, ormai prossimo alla pensione; i giapponesi che si soffermano a bocca aperta sul particolare della maiolica con sguincio che raccorda perfettamente parete e pavimento garantendo l'igiene assoluta; la troupe della fiction "il commissario Montalbano" che spaccia il giardino del Forlanini per quello di un ospedale siciliano, con tanto di arance di plastica appese.
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contributo di Federico Colella dricol@tiscali.it
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