Il "Forat de la Vergonya"
Di seguito riportiamo una relazione-denuncia redatta dal comitato di quartiere del Forat de la Vergonya a Barcellona.
Quest'area, nel centro della città, a due passi dalla cattedrale, è investita da trasformazioni che hanno generato una forte conflittualità sociale.
In una città, Barcellona, che sta costruendo la sua immagine di capitale europea, apriamo una finestra su un caso, forse poco noto fuori, che mostra, nella sua specificità e parzialità, alcuni contenuti ed effetti delle trasformazioni territoriali che investono la città catalana.
Il «Forat de la vergonya» è un vuoto urbano situato nel centro di Barcellona (precisamente nel quartiere di Sant Pere) ed è oggi oggetto di contesa tra gli abitanti del quartiere ed il Comune.
Lo spazio è sorto successivamente alle demolizioni messe in atto nella parte orientale della Ciutat Vella (città vecchia) applicando il cosiddetto PERI ( piano urbanistico attraverso il quale il Comune di Barcellona ha potuto giustificare espropriazioni illegali e demolizioni nonché agevolare la nascita di un quartiere per il turismo e per il divertimento).
Sant Pere è sempre stato un quartiere di operai che ha ospitato, generazione dopo generazione, comunità di operai e di immigrati in cerca di una nuova vita a Barcellona. Questo quartiere ha un forte spirito associativo che ha dato vita a innumerevoli rivendicazioni in favore della zona e dei suoi abitanti.

Da sei anni i comitati di quartiere lavorano per migliorare lo spazio degradato sorto successivamente alle demolizioni nella zona situata tra le vie di Matges, San Pere més Baix, Carders e Jume Giralt, per convertirlo in quello che oggi è il “Forat”.
Questo è uno spazio progettato e gestito dagli abitanti del quartiere, ma tale gestione è considerata illegale perché si effettua in un terreno di proprietà del comune che non ha concesso alcuna delega ai cittadini. Tuttavia è da evidenziare che tale gestione “illegale” ha ammortizzato molti problemi che lo spazio in disuso presentava (delinquenza, sporcizia, etc.) ed al contempo ha permesso la nascita di un’area pubblica, un luogo di svago e di incontro per adulti e bambini, uno spazio verde in un quartiere privo di vegetazione, un’occupazione per coloro che non l’hanno, una vera e propria aula per il lavoro comunitario, un punto di riferimento per la progettazione partecipata degli spazi pubblici.

Gli interventi più rappresentativi realizzati sono stati:
- Piantumazione di alberi da frutta e ornamentali e cura di essi.
- Preparazione del terreno per la realizzazione di un orto e cura di esso.
- Progettazione e costruzione di panchine e di una fontana.
- Progettazione e costruzione di giochi per bambini.
- Dotare il luogo di un campo di calcio e da pallacanestro.
- Progettazione e costruzione di un palco multiuso.
- Pulizia e mantenimento dello spazio.
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Organizzazione di eventi culturali e ludici.

Nella primavera del 2005 il comune informò la AVV Casc Antic e il Plan Integral di voler iniziare un processo partecipativo nella zona da loro definita El Pou de la Figuera ( El Forat de la Vergonya). Era una questione da risolvere vista l'imminenza delle elezioni.
Il supposto processo partecipativo venne risolto indicendo una riunione in un centro civico (non aperta ai cittadini) dove si annunciava l’inizio del processo stesso con un calendario serratissimo e privo di metodologia:
distribuire nel quartiere questionari per raccogliere opinioni in poco tempo senza aver preventivamente informato, organizzare riunioni chiuse tra il presidente del distretto e le associazioni di quartiere, parcheggiare un mediatore (assunto dal comune sei ore alla settimana) in un ufficio di un centro civico aspettando che i cittadini gli consegnassero le loro opinioni.
E’ evidente che tutto questo non può essere paragonato alle attività sviluppatesi questi anni, in modo autonomo, nel Forat.

Nel Gennaio del 2006 il mediatore presentò il documento di sintesi del processo ed il primo febbraio venne presentato lo studio preliminare di riordinamento del Forat , subito approvato nel consiglio del distretto. A marzo si presentarono gli architetti responsabili del progetto esecutivo (architetti totalmente alieni al luogo oltre che al supposto processo parcepativo) con un progetto dove si consideravano raccolti i desideri degli abitanti del quartiere.
Il processo partecipativo si interruppe a febbraio, secondo parola del presidente, nonostante la documentazione ricevuta dal comune consistesse in soli tre questionari e tre e-mail e nonostante i i vicini non fossero a conoscenza dell’esistenza di un progetto per il loro giardino.

L’unica opportunità per “partecipare” dopo marzo furono i comitati di consulta, formati da quattro rappresentanti: due tra le entità del quartiere, due del distretto. Inoltre non venne mai pubblicato un calendario chiaro delle riunioni e per questo non fu facile informarsi e partecipare.
Attualmente sono terminati i lavori di sistemazione delle strade e già iniziati quelli del giardino. Sebbene sin dal principio si intuiva la mancanza di volontà di attuare un processo partecipativo ancora oggi si continua a denunciarne gli abusi e a lottare per mantenere l’idea del giardino che i “vicini” del forat iniziarono a costruire.

Per questo denunciamo la falsità del processo partecipativo del Casc antic e l’inosservanza delle norme che regolano la partecipazione cittadina.
Rimaniamo con la sensazione che questo supposto processo parteciaptivo sia stato una farsa.
In nessun momento fu evidente la volontà da parte dell’amministrazione di sviluppare un vero progetto dove i vicini e le realtà del quartiere potessero decidere sul futuro del loro giardino.
A questo si aggiunge la mancanza di attenzione e di rispetto, da parte dell’amministrazione, per quello che i vicini avevano costruito nel corso di sei anni.

Ci rammarica che sia stata un’occasione mancata per molti abitanti e realtà del quartiere che avrebbero potuto approffitare per costruire insieme il Forat della vergonya.
Una metodologia adeguata con professionisti capaci e indipendenti secondo un ritmo dettato più da esigenzze sociali che elettorali avrebbero reso possibile un vero processo partecipativo.
Tutto questo contrasta con l’interesse e la partecipazione mostrato da parte di un gran numero di persone e collettivi che continuano a interessarsi al Forat per costrure insieme il luogo che vogliamo.
Un buon esempio è la donazione di pioppi da parte del comune di Castelbuono come gesto di solidarietà.
Nella nostra città rimangono sempre meno spazi vissuti e realmente goduti dalle persone, desideriamo che il Forat della vergonya (uno dei pochi esempi di partecipazione da parte dei cittadini) cessi di esserlo a causa di una logica di mercato e di falsa democrazia.
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