Schiaccia-città


I grattacieli presentano necessariamente un volume da guardare più che spazi da percorrere.
Dal famoso Flariron Building del 1902, di Daniele Burnham, fino alle ultime torri elicoidali di vetro, che furono elevate per vedere quale stupisse di più un pubblico, che già dall'epoca di Babele, si è lasciato sedurre dall'altezza e che, sempre e quasi dappertutto, ha lasciato i propri Dei in cielo; tranne i Greci, che a stento li hanno innalzati al monte Olimpo, anche se si accoppiavano e litigavano tra gli uomini.
Ecco perché il Partenone, nonostante sia sull'Acropoli, è cosi magnificamente orizzontale, come le moschee degli arabi e dei berberi orientati verso la Mecca. Appunto, le due nostre tradizioni.
Ma i grattacieli, che sono stati associati alle grandi città nordamericane e che in Europa sono circoscritti ai settori degli affari come Canary Wharf, a Londra; La Défense a Parigi o Moskva - City a Mosca, sono già arrivati anche in Asia ed in America Latina. A New York ce ne sono più di 5.000, a Hong Kong, 6.000; a Singapore 3.400 e ad Istanbul, 2.000. A San Paolo, 1950 ed a Cali, soltanto uno.
Ora, con involucri al posto delle facciate, si accentua la loro immagine di enormi “fermacarte”, come nelle nuove torri: “le plus ètonnantes du monde”.
La Marylin, a Mississauga in Canada, dei cinesi MAD ; la Chicago Spire di Santiago Calatrava, con i suoi 600 metri di altezza; le Torri Danzatrici di Zaha Hadid; l'Iris Bay di Atkins e la Infinity Tower,entrambe a Dubai; la West Diaoyutai Tower a Pechino di Bernard Tschurmi; il King Alfred Center di Hove in Gran Bretagna opera di Frank Gehry ; The Legs e Ocean Heights negli Emirati Arabi Uniti, entrambi di Andrew Bromberg;  il grattacielo Pirelli a Milano di Giò Ponti e Pier Luigi Nervi.

La cosa più interessante è però che tutti questi edifici riciclano la propria acqua, e producono il proprio fabbisogno energetico, fatto di grande importanza, se si considera che gli edifici consumano in quei paesi più del 50% del totale dell'acqua.
Come afferma l’architetto Felipe Hernández, l'architettura sostenibile promuove gli edifici
multifunzionali in altezza, cercando con una densità più alta, una minore occupazione del suolo, percorsi più corti e una facilità di collegamento con sistemi di trasporto veloci e sotterranei, considerando, che i veicoli causano quasi il 30% dell'inquinamento ambientale nelle città.
Inoltre le loro facciate possono sostenere panelli fotovoltaici e solari e raccogliere una enorme quantità di acqua piovana, che viene utilizzata sia per stabilizzare la temperatura, che per servire bagni e cucine.
La maggiore velocità del vento alla loro altezza consente di generare energia.

Naturalmente, essi hanno anche aspetti negativi, ad esempio: l'ostruzione visuale quando sono molto vicini tra loro; la loro lenta evacuazione in caso di terremoti, incendi o atti di terrorismo; la loro difficoltà nel creare spazi urbani interessanti. Ma il caso peggiore si ha quando si innalzano arbitrariamente su città molto basse, come le nostre, o diventano piccole copie ridicole di “schiaccia-città” alla moda.

 

Benjamin Barney Caldas é archtietto e professore
nella facoltà di Architettura della Università
di San Buenaventura a Cali, Colombia.
Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista
colombiana EL PAIS.

 

 
testo di Barney  Caldas, traduzione dallo spagnolo di Clementina  Ramírez Ayala